Una raffinata sintesi di fede e bellezza (a cura di Michele Tarroni)
La mostra allestita attualmente alla Chiesa di Santa Maria Annunziata, ci invita a riconoscere nell’opera di Capucci non un semplice manufatto estetico o un’espressione di moda, ma una vera e propria teologia del colore e della forma, dove il tessuto diventa veicolo di un racconto spirituale complesso e stratificato. Qui la seta non si limita a dillustrare, ma si fa pittura materica e risonanza teologica: un’autentica incarnazione artistica del mistero dell’Annunciazione, evento centrale nella storia della Salvezza.
Il fatto che Capucci non si limiti a imitare i grandi maestri, ma li “reinventi” con un linguaggio contemporaneo, dimostra come l’arte sacra, lungi dall’essere fossilizzata nel passato, conserva sempre una capacità creativa e rinnovatrice che dialoga profondamente con la tradizione. Questa operazione simbolica e materica trasforma l’abito in icona vivente, in teofania indossabile, che richiama la tensione tra visibile e invisibile, umano e divino, memoria e presente.
Sul piano teologico, la centralità di Maria come “principio noetico” e “corredentrice” viene delineata con attenzione alle fonti bibliche e patristiche, evidenziando la sua duplice natura di creatura umana e di piena di Grazia, «Kecharitōmenē». L’atto liberissimo di accoglienza del messaggio divino, il fiat, diventa paradigma stesso di tutto l’agire umano aperto alla volontà di Dio, ponendo Maria non solo come figura storica ma come modello esistenziale ed ecclesiale.
Il salto quindi dalla teologia alla liturgia, dalla parola alla materia, è reso attraverso il parallelo tra le opere di Antoniazzo Romano e Massarotti, che rappresentano rispettivamente la transizione tra il tardo-gotico e il Rinascimento, e la magnificenza barocca, con l’opera di Capucci che si fa ponte tra queste epoche. Qui la nuova testimonianza artistica si inserisce nella continuità del rito e della devozione, in un dialogo serrato tra tradizione iconografica, architettura sacra e spiritualità attuale.
L’allestimento sottolinea infine un aspetto fondamentale dell’ermeneutica iconografica: la contemplazione dell’arte sacra è un’esperienza multidimensionale che coinvolge lo sguardo, il cuore e la mente. L’opera di Capucci, collocata nel contesto liturgico e storico della Chiesa di Santa Maria Annunziata in Borgo, diventa quindi non solo un oggetto di valore estetico, ma un invito a meditare il mistero della Grazia che continuamente irrompe nella storia, proiettando la fede in una dimensione di bellezza e conoscenza inscindibili.
È una mostra che guida il visitatore a cogliere come l’arte sacra autentica sia più che rappresentazione: è rivelazione, partecipazione e dialogo vivo tra umano e divino, passato e presente, parola e materia, fede e creazione. Capucci, in questa prospettiva, emerge come un ultimo anello di una lunga catena di testimoni che con le loro opere incarnano la luce di Dio nel continuo cammino dell’uomo verso il trascendente.







